20 agosto 2015 - 15:07 pm Pubblicato da

Molte volte abbiamo affrontato l’argomento clima parlando del passato geologico del pianeta Terra. Alcune volte ci siamo limitati agli ultimi millenni, altre volte abbiamo fatto un salto indietro di diversi milioni di anni. E sempre, in ogni occasione, abbiamo constatato come la temperatura sia cambiata anche di diversi gradi in “poco tempo”. Ma soprattutto, abbiamo constatato come la causa primaria di tali variazioni non fosse affatto l’attività umana, ma una causa più “naturale”, riconducibile all’attività solare in primis ma anche, come vedremo, all’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta, la dislocazione delle terre emerse e altri fattori astronomici che, eventualmente, vedremo in seguito.

Partendo dal presupposto che il nostro pianeta ha un clima suddivisibile in 2 grandi “Ere”, quella glaciale (ovvero con presenza di acqua ghiacciata sulla superficie) e quella interglaciale (ovvero senza acqua ghiacciata sulla superficie), bisogna constatare che con il passare dei milioni di anni, la tendenza dello stesso è ad un costante raffreddamento (spiegabile con un naturale “assestamento” del Sistema Solare).

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Nella figura in alto possiamo notare come le temperature, linea azzurra, siano costantemente in diminuzione da 40-45 milioni di anni circa ad oggi. Temperature che hanno subito, comunque, sbalzi enormi… fino a circa 10°. Ovvero… durante l’Eocene (55,8 – 33,9 milioni di anni fa), il clima era sostanzialmente più caldo di quello attuale, con temperature medie mondiali di circa 30°C e localmente, alle alte latitudini, anche di 6-7°C. Le foreste pluviali si estendevano fino alle nostre latitudini. La flora rigogliosa e la fauna di grandi dimensioni, come evidenziato da recenti studi, caratterizzavano la vita sul nostro pianeta.

Un pianeta comunque in evoluzione continua… soprattutto per quel che riguardava la litosfera (crosta terrestre) e i “futuri” continenti.

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Col passare dei milioni di anni, molti punti del pianeta cambiarono totalmente aspetto.
Emersero numerosi punti della crosta terrestre, spezzando o deviando correnti oceaniche in ogni dove (pensiamo ad esempio all’America Centrale o al Bacino del Mediterraneo). Questo comportò un veloce raffreddamento… che causò la comparsa delle calotte glaciali in corrispondenza dei poli.
Ma tutto questo, benché ricco di prove e conferme geologiche, magnetiche, paleontologiche, è storia remota. Un passato fin troppo antico che nulla ha a che vedere con le argomentazioni di questo articolo.

Ma, comunque, è pur sempre una base importantissima…

Negli ultimi 3 miliardi di anni, si sono alternate 4 ERE GLACIALI e 4 ERE INTERGLACIALI.
Le “glaciali” sono caratterizzate dalla presenza di ghiaccio, e quindi temperature più basse e clima più freddo. Le “interglaciali” sono caratterizzate, invece, dalla totale assenza di ghiaccio sulla superficie terrestre e quindi di temperature più alte e clima più caldo.

Circa 1 milione di anni fa, infine, ebbe inizio l’attuale Era Glaciale… un lungo periodo appena iniziato, nel quale possiamo individuare fasi climatiche alterne, con temperature medie che sono variate da un minimo di circa 6/8°C., ad un massimo di circa 14/15°C.
Tali fasi prendono il nome, rispettivamente, di “Periodi Glaciali” (o “Periodi Interglaciali Freddi“), la cui durata varia tra 90 e 130.000 anni circa, e “Periodi Interglaciali” (o “Periodi Interglaciali Caldi“), la cui durata si aggira generalmente intorno ai 12.000 anni circa (purtroppo non esiste una vera e propria denominazione standard di tali periodi e spesso viene fatta una gran confusione di termini).

L’alternanza di queste fasi climatiche è evidente nelle ricostruzioni paleoclimatiche della temperatura mediante carotaggi del ghiaccio (in Antartide e Groenlandia), oppure analizzando i sedimenti dei fondali marini e lacustri.

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Quello che emerge, dalla storia climatica, è che durante i “Periodi Glaciali“, aumenta l’estensione delle calotte glaciali, si abbassa la temperatura e il clima diventa secco e freddo. Poi qualcosa provoca un riscaldamento progressivo e via via crescente… e nel giro di alcune migliaia di anni, le temperature medie raggiungono il loro limite “massimo”. A questo punto il clima diventa molto umido e caldo, finché qualcosa non provoca l’innesco del raffreddamento successivo. Raffreddamento che in varie migliaia di anni, riporta il pianeta a condizioni simili al precedente Periodo Glaciale. Ovvero con clima molto freddo.

I “Periodi Glaciali“, dell’ultima Era Glaciale, sono quattro e prendono il nome da quattro affluenti minori del Danubio, Günz, Mindel, Riss e Würm, in Germania, lungo i quali si rinvennero tracce dell’attività dei ghiacciai alpini, i quali, durante tali periodi, determinarono una calotta di ghiaccio spessa fino a 2.000 metri.

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Durante l’ultimo “Periodo Glaciale”, detto Würm, la calotta glaciale artica si estendeva in gran parte dell’emisfero boreale.

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Immense distese di ghiaccio ricoprivano gran parte del Nord America, dell’Europa e dell’Asia. Grandi distese di ghiaccio si ebbero anche sull’altopiano del Tibet e sull’Himalaya, sulle Ande e sull’intero Antartide.

Estese distese di ghiaccio si ebbero, localmente, anche a Taiwan e in Africa (Marocco, Algeria, Etiopia e Kenya) e nel sud dell’Australia.

Poi qualcosa cambiò!

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Intorno ai 15.000 anni fa le temperature iniziarono ad aumentare ovunque nel mondo. L’Attività Solare, insieme alla configurazione planetaria, favorirono lo scioglimento dei ghiacci finché non ci fu una violenta battuta d’arresto… con le temperature che precipitarono nuovamente per alcune migliaia di anni. L’enorme quantità di acqua dolce provocata dallo scioglimento delle immense distese di ghiaccio, determinarono un iniziale blocco delle correnti oceaniche. Ma l’evoluzione climatica del pianeta era ormai stabilita. Le temperature tornarono a salire intorno ai 12.000 anni fa e in varie parti del mondo iniziarono a svilupparsi le prime civiltà e città.
Ma recenti studi, come abbiamo visto con alcuni articoli pubblicati sul nostro blog, hanno evidenziato tracce di un impatto meteoritico. La causa di tale riscaldamento è stata quindi l’Attività Solare o l’Impatto di meteoriti? O forse sono entrambe cause attendibili? O forse l’Attività Solare ha determinato il riscaldamento “globale” mentre l’impatto ha prodotto lo Younger Drias?

Come abbiamo visto in precedenza, la Calotta Polare Artica si era estesa per gran parte sul Canada, raggiungendo uno spessore straordinario di ben 3000 metri. E la scienza ci insegna che la Calotta Polare Artica si forma oltre i 66° di latitudine nord ed una delle cause principali della sua formazione, è l’inclinazione dei raggi del Sole, che durante l’inverno, di fatto, non raggiungono la zona polare, mentre durante l’estate hanno un’incidenza estremamente bassa.

solstizio_estate

solstizio_inverno

È a questo punto che notiamo un particolare fondamentale: alcune note ed altre meno note, le più antiche civiltà sembra abbiano in comune un solo elemento di importanza climatica… la POSIZIONE.
In un ipotetico giro del mondo (totalmente privo di ordine cronologico) in cerca delle civiltà più antiche, i cui misteri ancora oggi regalano notti insonni ai numerosi studiosi che se ne occupano, partiamo da quella a noi più nota… l’Egizia.
La prima capitale dell’impero Egizio fu Menfi, ad una 20ina di km a sud della odierna Il Cairo.
Andando verso est troviamo Petra, in Giordania, poi ancora ad est troviamo Eridu, in quella che era la Mesopotamia, oggi l’Iraq. Poi ancora ad est troviamo Persepoli, nell’attuale Iran e ancora più ad est Mohejo-Daro, nella Valle dell’Indo dove oggi c’è il Pakistan. Ancora più ad est troviamo un altro splendore della storia passata… Angkor Wat, in Cambogia. Facciamo un lungo salto ancora verso est e troviamo la famosissima Isola di Pasqua (Cile), nel mezzo dell’Oceano Pacifico orientale. Poi ancora verso est e troviamo le Linee di Nazca e infine Machu Picchu, in Perù.

Cos’hanno in comune questi 9 luoghi del pianeta?

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Si trovano tutti su una linea retta… una linea che taglia perfettamente in 2 il pianeta, come fosse l’Equatore… Ovvero quel luogo del pianeta dove all’epoca faceva più caldo di qualunque altro posto. Una fascia ristretta di territorio (all’epoca) ricco di acqua, foreste, terreno coltivabile, animali e risorse di ogni genere.

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Ora, se guardiamo quest’ultima immagine, notiamo chiaramente che se la linea rossa, denominata da molti studiosi “Linea delle Civiltà”, risultasse essere quello che all’epoca era l’Equatore, la zona Artica, oltre i 66° di latitudine Nord, dove cioè si formano le Calotte Polari Artiche, comprenderebbe tutto l’odierno Canada e gran parte del Nord America. Ovvero quelle zone dove la Calotta Glaciale Artica raggiunse lo spessore maggiore durante l’ultimo Periodo Glaciale.
Fantasie?
Forse… o forse no!

Una delle obiezioni a queste affermazioni potrebbero venire da alcuni dati riportati all’inizio dell’articolo… ovvero l’estensione della Calotta Glaciale Artica su gran parte dell’Europa.

Ebbene… anche in questo caso c’è una spiegazione…. Le date!

L’estensione massima dei ghiacci sull’Europa e parte della Siberia occidentale, si ebbe tra i 22.000 e i 17.000 anni fa.
L’estensione massima dei ghiacci sul nord America, il Ghiacciaio Laurentide, si ebbe tra i 95.000 e i 20.000 anni fa.
L’estensione massima dei ghiacci su Tibet e Himalaya, si ebbe invece tra i 47.000 e i 27.000 anni fa.

È pertanto evidente che a causa dello scioglimento del Ghiacciaio Laurentide, si ebbe una conseguente glaciazione in Europa.

Ma, soprattutto, è evidente che tra una glaciazione e l’altra trascorsero alcune decina di migliaia di anni. Tempo più che sufficiente per far cambiare in modo netto l’inclinazione dell’asse terrestre a causa del moto precessionale.

Precessione5Ogni 12.900 anni circa, il solstizio d’estate si verifica in posizione diametralmente opposta a quanto succedeva prima.

 

Ma di questo ne parleremo nel prossimo articolo…

 

Bernardo Mattiucci
Homo Sapiens Hibernus

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