3 marzo 2015 - 9:46 am Pubblicato da

Leggi la prima parte:
Anno 2015: la svolta! Torneremo a vivere nelle caverne?

Clima, geopolitica, economia, società. Chi collassa prima?

Nella prima parte di questo articolo, abbiamo visto quali sono i differenti settori con i quali possiamo riassumere e raggruppare i problemi che saremo chiamati ad affrontare nel prossimo futuro.
Alcuni di questi problemi li riusciamo ad intuire meglio di altri, per altri ci sembrano, a prima vista, delle banalizzazioni inutili. Ma vedremo, in questa parte, che non è così e che ci sono talmente tante interconnessioni tra un settore e l’altro, da trasformare questa enorme MATRIX in un vero e proprio “castello di carte”. Se collassa un elemento portante (i settori di cui abbiamo parlato nella prima parte), si rischia il collasso dell’intero “castello”. E la popolazione mondiale, specialmente dei paesi occidentali, non è minimamente pronta e preparata a ciò che ne deriverebbe.

 

VARIAZIONI CLIMATICHE

Il clima del pianeta varia continuamente seguendo dei cicli ben precisi. La variazione di questi cicli determina le ERE GLACIALI, ovvero quei periodi di milioni di anni durante i quali sulla superficie terrestre c’è presenza di ghiaccio, ed ERE INTERGLACIALI, ovvero periodi di milioni di anni durante i quali c’è totale assenza di ghiaccio sulla superficie del pianeta.

 

Le ERE GLACIALI, poi, vengono suddivise in PERIODI INTERGLACIALI CALDI, della durata media di 12.000 anni e con temperatura media di circa 14°C (almeno per quanto riguarda l’attuale Era Glaciale, ma nella precedente la temperatura era circa 10° più alta rispetto ai giorni nostri), e PERIODI INTERGLACIALI FREDDI, della durata media di 120.000 anni e con temperatura media di 8°C.

 

Noi, oggi, ci troviamo a vivere l’ultima parte di un Periodo Interglaciale Caldo dell’attuale Era Glaciale.
Nei mass-media e nella cultura popolare viene usato spesso, ed in modo improprio, il termine Era Glaciale, per indicare in realtà il Periodo Interglaciale Freddo. Ma è, ovviamente, una forzatura che confonde chi poi cerca di spiegare le cose effettivamente come stanno.

 

Entrambi i Periodi Interglaciali sono caratterizzati da lunghe fasi di clima relativamente stabile, più caldo o più freddo a seconda dei casi, e lievi oscillazioni della temperatura in più o in meno in entrambi i casi. Una stabilità climatica relativa, quindi, che comunque ha sempre favorito lo svilupparsi e l’evolversi di nuove culture e civiltà.

 

I Periodi di Transizione Interglaciale (termine da noi coniato qualche anno fa), che si hanno durante il passaggio da un Periodo Interglaciale Caldo ad uno Freddo (o viceversa), sono caratterizzati invece da notevoli cambiamenti climatici, con sbalzi termici anche di 10° in pochi decenni e con modificazioni sostanziali del clima in vaste zone del pianeta.

miller-955348_comp_3La caratteristica distribuzione delle terre emerse sul nostro pianeta, che ammontano al 39% circa nell’emisfero nord e al 19% circa nell’emisfero sud, induce variazioni climatiche “differenziali”, ovvero che non si verificano nello stesso modo e nello stesso lasso di tempo in entrambi gli emisferi. Queste differenze producono a loro volta, specialmente nell’emisfero boreale, delle persistenti ripercussioni sul clima, ritardando il raggiungimento dell’equilibrio climatico (e quindi termico), arrivando ad innescare una serie di eventi climatici di “breve durata” che producono variazioni di temperatura a livello emisferico tali da compromettere, in alcuni casi, la vivibilità di alcune zone.

HS_graf_1

Nel grafico qui sopra possiamo vedere la ricostruzione delle temperature dell’Antartico (linea di colore verde scuro), della Groenlandia (linea di colore rosso e di colore verde chiaro) e del livello medio degli oceani. Il tutto per un arco di tempo che va dal 150.000 a.C. ed oggi (2000 d.C.).
Il grafico riporta l’attuale Periodo Interglaciale Caldo (a destra), l’ultimo Periodo Interglaciale Freddo (al centro), e il precedente Periodo Interglaciale Caldo (a sinistra).

 

Premesso che tali grafici indicano con buona approssimazione quella che teoricamente era la temperatura in quei luoghi e non in tutto il globo, notiamo chiaramente l’enorme differenza che intercorreva tra l’andamento della temperatura in Antartico e in Groenlandia.

 

Gli sbalzi termici dell’emisfero Boreale sono tanti e tali, che sicuramente avranno provocato ripercussioni notevoli alla flora e alla fauna dell’emisfero nord. Notiamo inoltre com’è amplificato lo sbalzo termico tra i vari picchi di temperatura positivi e negativi. Questo è dovuto proprio alla differenza di distribuzione delle terre emerse. O per meglio dire, alla superficie marina ricoperta nell’emisfero Boreale e Australe.

 

Gli oceani, si sa, sono enormi accumulatori di energia sotto forma di calore. Calore che viene rilasciato costantemente verso l’atmosfera durante i periodi di bassa attività solare, e reintegrato durante i periodi di forte attività solare.

 

Nell’emisfero Australe, essendoci una superficie oceanica maggiore, c’è ovviamente un minore sbalzo di temperature in quanto gli oceani riescono a mitigare tali sbalzi.
L’ultimo elemento che possiamo notare dal grafico riportato sopra, è la diversa “conformazione” del Periodo Interglaciale Caldo attuale rispetto al precedente. Le analisi dei carotaggi su periodi molto più lunghi, hanno evidenziato una similitudine dei cicli con una ricorrenza di circa 400.000 anni.

HS_graf_2

In questo secondo grafico inquadriamo gli stessi dati su un periodo di tempo più limitato, che va dal 15.000 a.C. ai giorni nostri (2000 d.C.).

 

Qui possiamo notare uno degli eventi più importanti che hanno caratterizzato l’attuale Periodo Interglaciale Caldo: lo Younger Drias.

 

Tale periodo climatico è iniziato intorno al 12.300 a.C. ed è terminato intorno al 9800 a.C. circa.

 

A quel tempo si stava uscendo dal Periodo Interglaciale Freddo e il pianeta era parzialmente ricoperto da uno spesso strato di ghiaccio.

LGM_Nord_a

Tale spesso strato di ghiaccio è ben visibile nella mappa qui sopra. È bene considerare che lo spessore del ghiaccio, nella zona del Canada, era di circa 1500-2000 metri. Una quantità di ghiaccio semplicemente enorme che difficilmente riusciamo ad immaginare oggi. Eppure ciò accadeva solo poche decine di migliaia di anni fa!

 

Intorno al 13.000 a.C. circa, la temperatura media del pianeta iniziò ad aumentare. Tale aumento provocò lo scioglimento progressivo del ghiaccio che, trasformatosi in acqua dolce (e fredda), si riversò in gran parte nell’Oceano Atlantico provocando il blocco totale delle correnti oceaniche.

 

Il risultato fu un violento e repentino cambio di tendenza con il ritorno ad un periodo freddo che comportò anche una parziale estinzione delle forme di vita animali e vegetali.HS_graf_3

Se guardiamo ancora di più nel dettaglio del grafico e ne limitiamo la scala temporale agli ultimi 1500 anni circa, notiamo che in realtà gli sbalzi termici che nel grafico precedente apparivano come molto limitati, sono in realtà estremamente ampi.

 

Ed è questo ciò che la stragrande maggioranza di chi legge, ma anche e purtroppo di chi studia tali argomenti, tende ad ignorare.

 

L’essere umano è un animale che si adatta facilmente a qualsiasi clima terrestre. Riesce ad insediarsi praticamente ovunque, ma non riesce a sopportare i repentini sbalzi di temperatura. Tanto più ampi sono tali sbalzi, quanto più a rischio sono la sua sopravvivenza e le attività agricole ed industriali proprie della società che le subisce.

 

Ed è questo che più di ogni altra cosa provoca danni e problemi diretti e indiretti.
Per capire meglio di cosa sto parlando, immaginiamo una città come Roma.

 

Sono circa 5 milioni gli abitanti che vi vivono stabilmente. La stragrande maggioranza di essi vive in palazzoni giganteschi. Tali strutture abitative richiedono 3 forniture indispensabili:

 

1: energia elettrica

2: gas metano

3: acqua potabile

 

Senza queste 3 forniture, costanti e a costi abbordabili, la vita in essi diventerebbe pressoché impossibile. E renderebbe Roma un posto infernale.

 

5 milioni di abitanti richiedono forniture di viveri e medicinali in abbondanza e con estrema costanza. Ma sia il cibo che le medicine, richiedono energia elettrica per la corretta conservazione, ma anche di carburante per un facile e veloce trasporto.

 

Senza carburante ed energia elettrica, la città di Roma resterebbe a corto di cibo già dopo una settimana. E resterebbe al freddo dopo poche ore.

 

Mancherebbe di tutto e le conseguenze sarebbero semplicemente devastanti!

 

Immaginiamo quindi cosa ciò potrebbe significare in pieno inverno. Magari non un inverno come gli ultimi due che abbiamo vissuto in Italia…. ma inverni veri… come quello ad esempio che sta mettendo a dura prova il nord-est del nord America.

 

E immaginiamoci tutto questo senza il potere economico cui siamo abituati, che apparentemente ci permette oggi di risolvere quasi ogni problema!
Di sicuro non è una bella prospettiva…

 

Chi avrà le capacità per far fronte ai vari problemi?

E chi riuscirà a mantenere il giusto controllo “mentale” durante un periodo così critico?
Vista l’impostazione climatica attuale e considerando la bassa attività solare del presente Ciclo 24 e del previsto prossimo Ciclo 25, siamo particolarmente esposti a un futuro nel quale si vivrà un lungo periodo freddo. E la storia ci insegna che questo cambiamento climatico può avvenire abbastanza velocemente.
Vediamo cosa può scatenare questo evento.

 

Cause Naturali: cambiamento climatico

È già in corso un cambiamento testimoniato dalle recenti abbondanti precipitazioni nevose in Nord America. Lo sciogliersi delle nevi e il loro abbondante riversarsi in oceano a primavera avanzata possono ulteriormente mettere in crisi la corrente del golfo, con una amplificazione del ciclo freddo.

 

Cause Naturali: eventi vulcanici

Un evento forte, VEI-6 o VEI-7, in questo periodo può innescare un cambiamento climatico a livello globale.

 

Cause Naturali: aumentata nuvolosità

La formazione delle nuvole è dovuta all’impatto dei Raggi Cosmici sugli strati più alti dell’atmosfera. Questi impatti generano particelle di vario tipo che danno luogo ai nuclei di condensazione che, precipitando sotto l’azione della gravità, danno origine alle piogge.

La concentrazione dei Raggi Cosmici è inversamente proporzionata all’Attività Solare. Minore è l’Attività Solare, maggiore è la quantità di Raggi Cosmici che arrivano ad impattare contro l’Atmosfera!

Una maggior copertura nuvolosa, oltre a dar luogo a maggiori precipitazioni, contribuisce a spostare l’equilibrio verso un evento freddo.

 

Cause Umane: attività umane

Purtroppo ci siamo anche noi e non siamo più cosi piccoli. Non abbiamo le capacità pratiche di mutare direttamente il CLIMA, ma in una situazione di cambiamento climatico in corso, possiamo essere l’interruttore scatenante di evento globali.

Alcuni episodi che si sono verificati nel passato recente, hanno in qualche modo già influenzato il clima:

 

A: sversamento di petrolio nel golfo del Messico: che ha contribuito alla modificazione della Corrente del Golfo e di conseguenza delle correnti termoaline dell’Oceano Atlantico.

B: disastro di Fukushima: che ha riversato in mare, oltre ad una quantità spropositata di radiazioni, sempre in crescita, anche una marea di detriti condensatisi in una sorta di “isola artificiale” nel nord-est dell’Oceano Pacifico la quale, potrebbe aver contribuito all’innesco della serie di inverni freddi che sta colpendo il Nord-Est degli USA.

C: Inquinamento da polveri sottili: le polveri sono aerosol… ovvero particelle più o meno micrometriche di diverso materiale. Salendo in atmosfera, queste particelle danno luogo ai nuclei di condensazione e quindi alla pioggia che in molti casi diventa “acida”.

D: In ultimo la peggiore di tutte, La GUERRA NUCLEARE: a suo tempo era stato coniato il Termine INVERNO NUCLEARE, già devastante di per se stessa ci potrebbe scaraventare dentro a una vera e propria PEG (Piccola Era Glaciale). L’enorme spostamento d’aria provocato dalle esplosioni, l’abbassamento delle temperature su vasta scala causato dalla quantità di fumo e polvere sollevate e l’onda d’urto derivante dalla detonazione, provocherebbero cambiamenti climatici e “contestuali” devastanti. Le bombe “Little Boy” e “Fat Man” che colpirono rispettivamente Hiroshima e Nagasaki, avevano una potenza di migliaia di volte inferiori alle testate nucleari odierne. L’impiego bellico delle armi nucleari trasformerebbe l’intero pianeta in un mondo spettrale e sterile per decine di migliaia di anni!

 

Una società al collasso, la nostra, per l’estrema fragilità della sua stessa struttura. Globalizzata a tal punto che un evento importante ed imponente, anche se limitato ad una regione specifica del globo, può avere ripercussioni a livello planetario.

 

Ma anche una società totalmente impreparata ad affrontare un cambiamento drastico nel quale gli esseri umani verrebbero privati delle risorse, delle tecnologie e delle informazioni che oggi consideriamo indispensabili per la nostra stessa sopravvivenza.
Ecco perché è importante rendersi conto di quale sia tale fragilità. Da cosa derivi e cosa potremmo/dovremmo fare per essere pronti o almeno consapevoli dei rischi e dei problemi da affrontare nel prossimo futuro!

 

FINE SECONDA PARTE

Luigi e Bernardo
HomoSapiensHibernus.com

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